Care amiche e cari amici,
In primo luogo volevo ringraziarvi. Tutti noi, insieme a chi ci ha preceduto, abbiamo contribuito a scrivere, da più di 80 anni, la storia del popolo di Confcommercio.
La nostra è la storia di uomini e donne che – attraverso il commercio, il turismo e i servizi – rendono possibile, piacevole e viva la quotidianità delle persone. Le nostre imprese sono i monumenti vivi che animano le nostre città, i nostri paesi e le nostre valli. Siamo il motore di un’economia che contribuisce per il 53% al valore aggiunto italiano.
Confcommercio è al fianco di ciascuno di voi. Siete voi che avete scelto di dedicare il vostro tempo all’Ascom con passione civile e sociale. Con il vostro impegno professionale dimostrate di essere unici, e per questo vi dico grazie!
Certo, i tempi non sono facili. Il conflitto nel Golfo Persico e la drammatica guerra in Ucraina hanno generato profonda incertezza, aggravata dall’aumento dei costi del carburante e dell’energia. Ma, a ben pensarci, quando mai abbiamo vissuto tempi facili? Continuare a raccontarci solo il peggio è un danno per tutti.
La fiducia nel futuro è nel cuore e nella testa di ogni imprenditore. Ed è per questo che le nostre aziende stanno dimostrando una tenuta sostanziale: moderata, lucida e, lasciatemi dire, persino composta.
C’è incertezza, è vero, ma ci sono anche segnali positivi di tenuta del mercato. Non mancano però i punti di debolezza, due su tutti: i giovani e le donne.
I giovani sono sempre di meno e sembrano meno motivati. Per quanto riguarda le donne, invece, siamo purtroppo ancora lontani da una vera parità di genere. Finché i carichi di cura – dalla gestione dei figli a quella domestica degli anziani – rimarranno una responsabilità prevalentemente femminile, come possiamo pensare che le donne partecipino appieno e con pari opportunità al mercato imprenditoriale?
A questo scenario si aggiungono i problemi storici del nostro Paese: una pressione fiscale eccessiva, una burocrazia asfissiante e una cronica carenza di investimenti.
Fare impresa in Italia oggi è diventato estremamente complicato. Inoltre, il fatto che chi rispetta le regole si trovi a pagare per tutti, rischiando persino di non farcela, crea una situazione insostenibile e di profonda disparità sociale.
Ma voglio dirvi una cosa: quando vi sentite soli, ricordatevi che nella struttura di Ascom Varese troverete sempre una spalla, un punto d’appoggio saldo. Siamo qui per aiutarvi a superare le difficoltà, a fare impresa con il sorriso e a ritrovare fiducia.
Le nostre aziende devono continuare a credere nel futuro. Dobbiamo farlo per i nostri figli, affinché non siano costretti a cercare altri sbocchi nella vita, ma possano proseguire il lavoro iniziato da chi è venuto prima di noi. Chi ci ha preceduto ha affrontato tempi difficili, per certi versi molto simili a questi, eppure è riuscito a creare benessere per le famiglie e crescita per tutta la comunità.
Per questo vi invito a considerare la Confcommercio di Varese un punto di riferimento per tutte le vostre esigenze. Siamo presenti nelle città, nei paesi e nei comuni con il nostro personale, pronto ad ascoltarvi. Voi siete il volto e l’anima del territorio. Siete i garanti di un presidio insostituibile di sicurezza, di contrasto al degrado e di servizio, specialmente per una popolazione che invecchia e che ha bisogno di trovare ciò che serve a portata di mano. Grazie a voi abbiamo idee, progettualità e visione.
Tutti i giorni lottiamo per far sentire la nostra voce. Chiediamo alle istituzioni regole chiare, stabili ed eque tra il commercio “moderno” e i negozi di vicinato. Senza regole condivise non c’è mercato; senza mercato non ci sono imprese; e senza imprese non c’è lavoro. Senza tutto questo non esiste crescita, né futuro.
Vogliamo continuare a confrontarci con voi, ascoltare le vostre idee per farle nostre e trasformarle in azioni concrete, portando a casa il miglior risultato possibile a tutti i livelli.
Noi ci siamo. Ma anche voi, come responsabili del commercio, avete il compito di starci vicino. Perché insieme abbiamo l’obbligo e l’onore di mantenere viva, forte e autorevole la nostra Confcommercio.
Se vogliamo comunità e città coese e competitive, dobbiamo riattivare il circuito di scambio virtuoso tra i centri urbani e la comunità che li vivono. Questo sviluppo ha bisogno di un dialogo serrato con gli enti locali, che a volte fanno ancora troppa fatica a capire un concetto semplicissimo: senza il commercio si crea solo desertificazione. E la desertificazione è la fine delle nostre comunità.
Continuate a credere nel commercio. Essere insieme può fare la differenza per le nostre attività economiche.
Un caro saluto a tutti,
il vostro Antonio Besacchi