Care associate, cari associati, siamo nella terza decade di agosto. Ma quest’anno le vacanze, per il 48,5%, sono soltanto un sogno, e la nostra provincia riflette questa realtà economica e sociale, con circa sei varesini su dieci che resteranno a casa durante l’intero periodo estivo. L’esodo estivo di massa, un tempo rito collettivo, si sta progressivamente trasformando in un miraggio per un numero sempre maggiore di famiglie. A fotografare questo scenario è un articolo della Prealpina uscito il 6 agosto scorso. Sarebbe tuttavia un errore madornale fermarsi a una lettura puramente pessimistica di questo contesto: c’è difficoltà, è vero, ma questa costituisce anche un’occasione per riscoprire il nostro territorio.
L’estate nei nostri settanta Comuni non si traduce infatti in un blocco totale, bensì in una ridistribuzione dei consumi che genera il cosiddetto “PIL silenzioso di agosto”, una iniezione di risorse a sostegno delle attività locali che, nella sola provincia di Varese, vale circa 155 milioni di euro, di cui 124 destinati alla spesa alimentare. Chi resta acquista nei negozi rionali, sostenendo al contempo bar, pizzerie di quartiere e ristoranti, alimentando un circolo vitale che trova la sua massima espressione nel tradizionale pranzo di Ferragosto a chilometro zero, un rito capace di sostenere in modo diretto i nostri ristoratori.
A questo scenario di riscoperta del commercio di prossimità si aggiunge un altro fattore determinante e positivo: la presenza di turisti stranieri sul nostro territorio. Questa affluenza rappresenta un elemento strategico su cui i nostri negozi e le nostre strutture ricettive, in primis gli hotel, devono puntare con sempre maggiore convinzione. La vitalità e l’attrattività della nostra offerta sono state d’altronde ampiamente confermate dall’entusiasmo che ha riscosso la rassegna gastronomica “Varese Itinerari di gusto”. La rassegna è stata in grado di dimostrare concretamente come la professionalità dei nostri operatori sia un volano per far conoscere e apprezzare la Città Giardino, nonché un modo eccellente per mettere insieme più esercenti e organizzare eventi.
Tuttavia, in un momento storico e sociale come quello attuale, il nostro ruolo va ben oltre la pura dimensione economica. Come ha ricordato di recente, sul Corriere della Sera, lo storico Ernesto Galli Della Loggia in una lucida analisi sulla crisi delle democrazie occidentali, stiamo assistendo a un pericoloso allentamento del “vincolo associativo” e a un crollo della fiducia nell’azione collettiva. Il rischio profondo della nostra epoca è che i legami sociali si sfaldino e che l’individuo rimanga confinato nella solitudine. Ma la democrazia e la tenuta della società civile non sono concetti astratti: vivono e si nutrono di solidarietà, di partecipazione, di appartenenza, di relazioni umane e di senso di comunità.
Ecco allora che i nostri negozi, i nostri bar, le nostre botteghe di quartiere – e la nostra stessa vita associativa – diventano l’antidoto più concreto e forte contro questa disgregazione sociale. Fare associazione, oggi più che mai, significa proprio rifiutare l’isolamento del singolo per riscoprirsi comunità e squadra.
Da Presidente di Confcommercio Ascom Varese, mi sento quindi in dovere di ricordare una cosa fondamentale: a parole tutti sostengono il commercio, ma è nei fatti e nella forza del nostro stare insieme che dobbiamo dimostrare di essere uniti a difesa della nostra categoria. Il rilancio dei centri storici e la riaffermazione delle nostre amate “castellanze” passano proprio dall’impegno quotidiano e silenzioso di chi, pur nel pieno dell’estate, tiene aperte le proprie attività. Accogliere sia i nostri concittadini rimasti in città, sia i tanti turisti stranieri in visita, con la professionalità e il sorriso che da sempre ci contraddistinguono, è la via maestra per dimostrare a tutti che il futuro della nostra categoria coincide indissolubilmente con il futuro, la tenuta democratica e la vitalità delle città in cui viviamo e in cui cresceranno i nostri figli.
Antonio Besacchi