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Illegalità, una “stangata” da 41 miliardi per commercio e pubblici esercizi

Presentata la tredicesima edizione di “Legalità, ci piace!” di Confcommercio. Cresce l’allarme per abusivismo, contraffazione, taccheggi e degrado urbano. Sangalli: «Sicurezza e legalità sono la base della libertà d’impresa». Presente all’evento anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi

ROMA – Illegalità, abusivismo, contraffazione e taccheggi continuano a rappresentare una minaccia concreta per il commercio e i pubblici esercizi italiani. Secondo l’indagine presentata durante la tredicesima edizione di “Legalità, ci piace!”, promossa da Confcommercio, nel 2025 i fenomeni illegali costeranno alle imprese del terziario circa 41 miliardi di euro, mettendo a rischio 284mila posti di lavoro regolari. Un quadro preoccupante che coinvolge anche il Nord Ovest e la Lombardia, dove cresce la percezione di insicurezza e aumenta la preoccupazione per truffe informatiche, aggressioni, baby gang e mala movida. Alla presentazione dell’indagine ha preso parte anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. «Sicurezza e legalità sono la base della libertà d’impresa», ha sottolineato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli.

Le proposte di Confcommercio

Per contrastare il fenomeno dell’illegalità, Confcommercio chiede un rafforzamento della presenza dello Stato nei territori attraverso più pattugliamenti e presidi di sicurezza nelle aree commerciali, soprattutto nelle fasce orarie più critiche. Tra le proposte avanzate figurano anche incentivi e crediti d’imposta per sostenere gli investimenti delle imprese in videosorveglianza, sistemi antitaccheggio e allarmi antifurto, oltre a un rafforzamento degli strumenti di contrasto al taccheggio e alle reti organizzate. Confcommercio sollecita inoltre la creazione di tavoli permanenti tra Prefetture, Comuni, Forze dell’Ordine e associazioni di categoria per intervenire nelle aree maggiormente esposte a furti, spaccate, abusivismo, degrado e mala movida. Centrale anche il legame tra sicurezza urbana e commercio di prossimità: secondo Confcommercio, la chiusura dei negozi favorisce degrado e microcriminalità, alimentando un circolo vizioso che accelera la desertificazione commerciale.

I numeri dell’illegalità

Tra le principali voci di costo emerse dall’indagine figurano l’abusivismo commerciale, che pesa per 10,5 miliardi di euro, l’abusivismo nella ristorazione con 8,5 miliardi, la contraffazione con 5 miliardi e il taccheggio con 5,4 miliardi. A questi fenomeni si aggiungono i danni legati alla criminalità organizzata e alla cybercriminalità. Sul fronte della percezione della sicurezza, il 29% delle imprese italiane ritiene che la situazione sia peggiorata rispetto allo scorso anno. Furti, vandalismi, aggressioni e rapine risultano tra i fenomeni più temuti dagli imprenditori del terziario.

Il focus Nord Ovest

Nel Nord Ovest la percezione di insicurezza risulta ancora più marcata: il 31% delle imprese segnala un peggioramento dei livelli di sicurezza, dato superiore alla media nazionale. Le truffe informatiche e le aggressioni vengono indicate come i fenomeni criminali in maggiore crescita, mentre quasi un’impresa su quattro dichiara di aver riscontrato episodi legati alle baby gang nella propria zona di operatività. Preoccupa anche la mala movida, temuta dal 32,6% degli imprenditori soprattutto per degrado urbano, vandalismi e danneggiamenti. Il 67,3% delle imprese del Nord Ovest ritiene inoltre di essere penalizzato da abusivismo e contraffazione, soprattutto per la concorrenza sleale e la riduzione dei ricavi. Particolarmente significativo il dato sugli investimenti in sicurezza: il 90% delle imprese della macroarea ha adottato negli ultimi anni sistemi di videosorveglianza, allarmi antifurto e strumenti di protezione.

QUI i dati completi

Taccheggio e abusivismo

Il taccheggio continua a rappresentare una delle emergenze principali per il commercio. Oltre sei imprese su dieci dichiarano di subirlo e quasi una su cinque è vittima di episodi ripetuti più volte alla settimana o addirittura ogni giorno. Tra i prodotti maggiormente rubati figurano cosmetici, abbigliamento, accessori moda, piccola elettronica e alimentari confezionati. Parallelamente, abusivismo e contraffazione penalizzano quasi sette imprese su dieci, con effetti diretti sulla competitività e sulla tenuta economica delle attività regolari.

Negozi e sicurezza urbana

L’indagine evidenzia anche il forte legame tra commercio e sicurezza urbana. Secondo la maggioranza degli imprenditori, una città con negozi aperti è percepita come più sicura, mentre la presenza di saracinesche abbassate e spazi sfitti favorisce degrado, vandalismo e diffusione della microcriminalità. Nel Nord Ovest oltre l’80% delle imprese si dice favorevole all’introduzione di presidi di sicurezza dedicati, come la polizia di quartiere, nelle aree più colpite dalla microcriminalità.

Sangalli: «La sicurezza è la precondizione della libertà»

Nel suo intervento, Carlo Sangalli ha definito “Legalità, ci piace!” un appuntamento stabile di confronto tra istituzioni, rappresentanze economiche e società civile, ribadendo come legalità e sicurezza siano condizioni essenziali per la crescita economica e la qualità della vita urbana. Sangalli ha sottolineato che «l’illegalità lavora come un tarlo silenzioso», consumando fiducia, concorrenza leale e vivibilità delle città. Il presidente di Confcommercio ha inoltre evidenziato il valore sociale delle attività commerciali di prossimità: «Un negozio aperto non è soltanto un luogo di vendita. È luce accesa, presenza, relazione, controllo spontaneo del territorio, sicurezza percepita e reale».

Piantedosi: «Le imprese sono presidi fondamentali per la sicurezza»

Nel corso dell’evento, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che legalità e sicurezza rappresentano «condizioni indispensabili per un tessuto produttivo sano». Piantedosi ha richiamato l’attenzione sul tema della percezione della sicurezza, sottolineando come il senso di insicurezza possa incidere profondamente sulla vita delle comunità e sull’attività economica dei territori. Il ministro ha inoltre evidenziato il ruolo centrale dei prefetti e la necessità di rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese e Forze dell’Ordine. «Sono convinto che il contributo delle attività che costituiscono presidi nelle città sia determinante per innalzare i livelli di sicurezza», ha concluso Piantedosi.

QUI il comunicato stampa completo

 

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