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Un Natale smorzato per la spesa delle famiglie

Sarà un Natale piuttosto “risparmioso” per la spesa delle famiglie. Secondo una stima effettuata da Confcommercio presso negozi, grandi superfici di vendita e centri commerciali e basata sull’indagine Istat delle vendite del commercio al dettaglio, saranno infatti circa 13,7 miliardi di euro i maggiori consumi di beni, alimentari e non, che le famiglie effettueranno nel mese di dicembre, rispetto alla media degli altri mesi dell’anno.

L’importo è imputabile per circa 10,3 miliardi di euro alle famiglie di lavoratori dipendenti e pensionati e per i rimanenti 3,4 miliardi di euro alle famiglie di lavoratori autonomi e liberi professionisti. La somma risulta inferiori di circa 100 milioni di euro rispetto ai 13,8 miliardi del 2003 (-0,7%) e riflette il trend decrescente che sta caratterizzando le vendite al dettaglio del 2004. A spingere i consumi saranno ovviamente le tredicesime: sono poco più di 17 milioni, su un totale di oltre 22 milioni e 600mila, le famiglie italiane con un capofamiglia lavoratore dipendente o pensionato che, quest’anno, incasseranno sotto forma di tredicesima per redditi di lavoro dipendente e di pensione circa 44,6 miliardi di euro. Non tutti, ovviamente, verranno destinati al consumo di beni o servizi e ogni famiglia spenderà mediamente nel mese di dicembre quasi 1.950 euro per l’acquisto di soli beni presso la rete distributiva, con una maggiore disponibilità di oltre 600 euro rispetto alla sua spesa media in qualunque altro mese dell’anno.

A frenare la corsa all’acquisto sarà principalmente l’effetto sui consumatori della situazione di sostanziale debolezza dell’economia, che sembra aver assunto caratteristiche strutturali di modesta crescita, consumi stagnanti e aspettative delle famiglie ispirate a comportamenti di spesa decisamente prudenziali. In particolare, “pesano” le incognite legate al rinnovo di molti contratti, alle situazioni di crisi di alcune aziende e all’incertezza sull’effetto netto della riforma fiscale. Probabilmente, quindi, sulle intenzioni di spesa peseranno in modo determinante le politiche di prezzo delle imprese commerciali, che dovranno in qualche modo stimolare e rivitalizzare una domanda in torpore.

Altri elementi concorrono ad evidenziare l’atteggiamento prudenziale delle famiglie. Il clima di fiducia, che non sembra riprendersi dalla caduta del 2002; il giudizio sulla convenienza all’acquisto immediato di beni durevoli, favorevole solo per il 7% delle famiglie intervistate – metà circa di quelle del 2000 – e sfavorevole per il 57%, il livello più elevato dal 2000; la propensione all’acquisto di beni durevoli favorevole solo per il 34% delle famiglie intervistate, mentre il 65% non procederà ad alcun acquisto, anche in questo caso la percentuale peggiore dal 2000.

Preoccupante è anche il crescente livello di indebitamento delle famiglie. Nell’anno in corso, il credito al consumo da 1 a 5 anni e oltre i 5 anni, sta crescendo ad un tasso che sfiora il 12%, così come i prestiti per l’acquisto di un immobile, in aumento di oltre il 14% rispetto al 2003.

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