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Fipe: fumo, legge iniqua e inapplicabile

Dura contestazione da parte della federazione degli esercenti all’approvazione del provvedimento attuativo da parte della Conferenza Stato-Regioni del testo di legge contro il fumo in vigore dal 10 gennaio prossimo. La Fipe richiede almeno sei mesi di tempo e minaccia ricorsi al Tar. A scatenare l’ira dei ristoratori è stato l’obbligo – come ha spiegato ai giornali l’assessore alla Sanità del Veneto e coordinatore di tutti gli assessori regionali, Fabio Gava, di avvertire i vigili urbani, pena una pesante multa fino a 2200 euro se il cliente trasgressore non dovesse raccogliere la sollecitazione a spegnere la sigaretta o a fumare fuori dal locale.
“E’ venuto meno quello spirito di civile collaborazione a suo tempo manifestato nei confronti di una legge condivisa dalla categoria, anche se con qualche sacrificio – afferma Edi Sommariva, direttore generale di Fipe-Confcommercio – completamente snaturata dall’intervento delle Regioni. Oltretutto i regolamenti approvati dalla Conferenza con un ritardo di ben sei mesi rispetto a quanto previsto dalle legge potranno poi trovare in ogni singola Regione modalità applicative diverse: è praticamente un Babele. Non è assolutamente accettabile che a 22 giorni dall’entrata in vigore delle legge sul divieto di fumo la confusione regni sovrana”.
Notizie su doveri e competenze dei ristoratori vengono apprese solo tramite i mass-media, poiché non è mai stata scritta e spedita nessuna circolare, nessun chiarimento scritto o informativa trasparente su come si debba applicare la nuova disciplina che ha riflessi diretti e indiretti su 60 milioni di italiani e 40 milioni di turisti stranieri.
Secondo Fipe-Confcommercio, la legge che di per sé non dovrebbe danneggiare, né favorire gli interessi degli esercenti è anche da considerarsi iniqua per la sua applicazione, visto che l’attenzione sulla vigilanza del divieto di fumo non viene rivolta con lo stesso fervore anche per quanto riguarda uffici ed aziende.
“Adesso siamo noi – spiega ancora Edi Sommariva – che chiediamo almeno sei mesi di tempo, proprio gli stessi di ritardo con cui le Regioni hanno approvato il provvedimento, per lottare con tutte le nostre forze affinché gli esercenti siano sollevati dal ruolo di sceriffo e dalla multa per non aver svolto questo ruolo. Se la proroga di sei mesi non ci verrà concessa, ricorreremo anche alla giustizia amministrativa. Infine – conclude Sommariva – ricordiamo che i nostri associati sono già stati invitati ad esporre d’obbligo i cartelli di divieto di fumo nelle sale non riservate ai fumatori e a invitare i trasgressori al rispetto della legge”.

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