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Fimaa a Monti: "la mediazione creditizia rischia l'estinzione"

Il presidente Angeletti: "a causa del decreto legislativo 141/2010, un settore che conta 126.000 operatori e 250.000 addetti tra dipendenti e collaboratori rischia di scomparire". "Una parte consistente delle microimprese che sostengono l'economia".

Dalle pagine del Sole 24 ore, la Fimaa ha inviato una lettera aperta al presidente del Consiglio Mario Monti sullla normativa in tema di mediazione creditizia. "La Fimaa - si legge nella lettera - fa appello alla sua sensibilità ed alla sua competenza per chiederle di affrontare un grave problema: la scomparsa in Italia di un intero settore imprenditoriale, quello della mediazione creditizia. Un settore che oggi conta 126.000 operatori, iscritti all’UIF, con ulteriori 250.000 addetti tra dipendenti e collaboratori. Una parte consistente di quelle microimprese che sostengono l’economia del nostro Paese".
"Il problema - prosegue la lettera firmata dal presidente Angeletti - è nato dal Decreto Legislativo n.141/2010, a cui ci siamo strenuamente opposti, in quanto Decreto liberticida, lacunoso e contraddittorio. Infatti il Legislatore ha già provveduto ad emanare un correttivo, che però non ha risolto le questioni in sospeso: permettere ai mediatori creditizi di continuare a svolgere l’attività, seppure con una nuova titolarità giuridica, come "collaboratore", in forma imprenditoriale autonoma e non subordinata e permettere agli agenti immobiliari di continuare a svolgere la funzione strumentale di "segnalazione", tramite un mediatore creditizio. Da mesi attendiamo la risoluzione di tali problemi attraverso un ulteriore correttivo". "Facciamo appello a lei, che per anni in Europa è stato il garante della libertà imprenditoriale e della concorrenza, affinché al nostro settore venga restituita la libertà di fare impresa con la modifica di quelle norme che vanno contro qualunque politica di liberalizzazione. Le chiediamo di far provvedere alla pubblicazione del correttivo che vada nella direzione sopra indicata e che permetta ai 126.000 soggetti sopra citati di riprendersi la propria dignità di professionisti e lavoratori. Intervento che eviterebbe di intraprendere eventuali azioni di difesa a livello giudiziale del comparto in sede Nazionale o Europea". "In base al Decreto Legislativo n.141/2010, l’Organismo preposto al controllo dei comparti interessati dalle norme e ordinato come se fosse una "Agenzia Pubblica di Controllo", sarà, per volere del Legislatore, una Associazione, che forse non vedrà tra i costituenti neanche tutte le Organizzazioni Sindacali maggiormente rappresentative del comparto. L’Organismo, non essendo stato dotato per legge di alcun finanziamento pubblico, ha l’obbligo di autofinanziarsi con le quote di iscrizione delle stesse imprese che dovranno essere controllate. Come potrà questa Associazione/Agenzia sopravvivere se le imprese saranno in numero limitato? Quanto costerà loro l’iscrizione per mantenere l’intero apparato di gestione e controllo? Sono domande che Le porgiamo con il dovuto rispetto e sapendo quale sia la Sua attenzione a tali problematiche". La Fimaa, che ha per finalità istituzionale la partecipazione a tutti gli Enti/Organismi che interessano le categorie tutelate, oggi, non essendo chiari i presupposti giuridici e normativi che regoleranno la categoria dei Mediatori Creditizi, si trova impossibilitata ad aderire alla costituzione di tale Organismo, tra l’altro gestito da personalità di alto valore professionale e morale". "Signor Presidente, resta soltanto questo appello a lei - conclude Angeletti - perché le imprecisioni e gli errori che porteranno al più grande "licenziamento collettivo" che il nostro Paese potrà ricordare, quello dei lavoratori della Mediazione Creditizia, possano essere corretti al fine di ristabilire il principio costituzionalmente garantito della libera attività d’impresa. La ringraziamo per l’attenzione anche a nome di quei 126.000 imprenditori che a breve non potranno più operare".

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