Prezzi carburanti: "primi in Europa grazie all'aumento delle imposte"

Per la Figisc, "se oggi il prezzo della benzina italiana è il più alto nell’Europa comunitaria e quello del gasolio si attesta al secondo prezzo più alto, è dovuto solo all’aumento delle imposte che gravano su questi beni di prima necessità"

"Se oggi il prezzo della benzina italiana è il più alto nell’Europa comunitaria e quello del gasolio si attesta al secondo prezzo più alto, ciò è solo dovuto all’aumento delle imposte che gravano su questi beni di prima necessità". Così Luca Squeri, Presidente Nazionale di Figisc, la Federazione dei gestori degli impianti di distribuzione carburanti aderente a Confcommercio, sui prezzi dei carburanti. "Invece, esattamente un anno fa - precisa Squeri - l’Italia si collocava al decimo posto per la benzina ed al settimo per il gasolio. Sempre, rispetto ad un anno fa, a fronte di un aumento del greggio di circa 8 centesimi di euro al litro, la benzina costa 25 centesimi in più ed il gasolio addirittura 36. Quale è il motivo? Semplicemente che se le quotazioni internazionali del greggio e dei prodotti finiti hanno pesato per il 25 % sull’aumento dei prezzi del carburante in Italia, per il 75 % vi hanno invece influito gli aumenti delle imposte, accisa ed IVA. Oggi, senza tali aumenti, il prezzo della benzina sarebbe inferiore di 19 centesimi/litro e quello del gasolio di 22. Gli aumenti delle imposte sui carburanti intervenuti nel 2011 sono stati pari mediamente a 20 centesimi al litro, tanto da essere addirittura superiori a quello che è il margine operativo medio lordo (tutti i costi inclusi) del settore distributivo, che è di 15,5 centesimi/litro, ossia il 10 % del prezzo, contro il 52 % delle imposte sul gasolio o il 58 % di quelle sulla benzina." "Si continuano a coltivare aleatorie aspettative su strane ’liberalizzazioni’ di questo settore (che peraltro è stato liberalizzato già tre volte dal 1998 ad oggi, da ultimo con la legge 111/2011)" - sottolinea il Presidente di Figisc - "ma è ora di dire chiaro e tondo che i miracoli esistono solo nella fantasia: non si può avere un prezzo più basso se le imposte sono diventate le più alte dell’Europa comunitaria, come non lo si può avere se la rete distributiva italiana è due o tre volte più numerosa, e quindi più costosa, di altri Paesi di Eurolandia (vendendo la metà od un terzo di quello che si vende in quegli altri Paesi) e nel contempo i punti vendita continuano a crescere in quanto non vi sono più vincoli alla loro apertura. Chi promette la botte piena e contemporaneamente la moglie ubriaca non aiuterà di certo a quadrare questo difficilissimo cerchio".

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